perdita di interesse nel multipotenziale: i 3 motivi che non consideri

Perdita di interesse nelle persone multipotenziali. Perché succede? Ne parliamo passo passo mettendo giù alcuni concetti chiave.

C’è un argomento che sono certo ti riguarda da vicino: il concetto di noia — la perdita di interesse — che sopraggiunge quando cala l’entusiasmo per un compito.

 

Non credo di sbagliare se dico che in questo momento starai sorridendo, perché è plausibile — se stai leggendo questo articolo — che il tuo percorso di vita e lavorativo sia esattamente questo: entri in un nuovo ruolo, ti appassioni, esplodi di entusiasmo, fino a che a un certo punto senti quella piccola miccia che da fuoco folgorante si trasforma in una fiammella. 

 

E poi si spegne. Ed ecco che la noia arriva, inquietante, ad accompagnare le tue giornate.

 

Ti capita?

Può succedere per diversi motivi. Tre dei quali voglio elencarteli di seguito, perché conoscere è metà del viaggio: sapere perché succede non farà altro che darti maggiore tranquillità nell’approccio a questa fase fisiologica della tua vita.

Non ultimo condividerò con te una chiave di lettura controintuitiva che credo potrà aiutarti ad approcciare il tema con maggiore serenità.

multipotenzialità e produttività

Ciao sono Dino! 

Sono passato in alcuni anni dall’essere un tecnico avviato ad una carriera di progettazione, a diventare un direttore artistico in grado di organizzare oltre 500 concerti, per poi trasformarmi di nuovo in quello che sono oggi.  Un marketer. Fino a quando vorrò.

multipotenzialità e produttività

Ciao sono Dino! 

Sono passato in alcuni anni dall’essere un tecnico avviato ad una carriera di progettazione, a diventare un direttore artistico in grado di organizzare oltre 500 concerti, per poi trasformarmi di nuovo in quello che sono oggi.  Un marketer e soprattutto un amichevole professore di quartiere. E si, anche un Life Coach.  Fino a quando vorrò.

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Cosa vuol dire perdere interesse?

La perdita di interesse non è un calo di entusiasmo passeggero, né una mancanza di carattere. Tantomeno è un fattore che ti rende inconcludente, come potrebbe essere capitato ti abbiano definito.  

 

È, nella grande maggioranza dei casi, una risposta neurobiologica del tutto fisiologica.

 

Succede – di fatto – quando il tuo cervello ha finito. Finito di imparare ciò che aveva da imparare da quell’attività, finito di elaborare quel nuovo ruolo, finito di estrarre tutto ciò che poteva estrarre da quel progetto. 

 

E si, in certi individui questa dinamica si attua prima e si attua in maniera più netta e distintiva rispetto alla stragrande maggioranza delle persone. Perché vero, c’è la bilogia, ma altrettatnto vero, non c’è solo quella.

Vediamo di chiarirlo meglio andando ad analizzare 3 (tre) passaggi fondamentali che una volta compresi possono darci chiavi di lettura tutt’altro che scontate.

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1. Il tuo cervello è fatto per cercare il nuovo: così nasce la perdita di interesse

Lo psichiatra e ricercatore Robert Cloninger ha identificato il novelty seeking come un tratto della personalità legato al sistema dopaminergico: la tendenza a cercare stimoli nuovi, a eccitarsi di fronte all’inedito.

 

Quando inizi qualcosa di nuovo, il cervello rilascia dopamina — il neurotrasmettitore della ricompensa e della motivazione. Ma quando quell’attività diventa familiare, il rilascio diminuisce. È chimica cerebrale, punto e basta.

 

Chi ha un alto novelty seeking funziona esattamente così: il nuovo accende, il familiare spegne.

 

E la noia che senti non è un segnale che stai sbagliando qualcosa — è il segnale che il tuo sistema di ricompensa ha fatto il suo lavoro, e adesso cerca il prossimo stimolo.

 

2. Quando la sfida sparisce, sparisce anche il flusso

Lo psicologo Mihaly Csikszentmihalyi ha dedicato decenni a studiare il flow — quello stato in cui sei completamente immerso in quello che fai, il tempo scompare, e senti di dare il meglio di te.

 

Nel suo libro Flow: The Psychology of Optimal Experience (1990) spiega che il flow esiste solo quando c’è un equilibrio preciso tra la sfida che un’attività richiede e le competenze che hai sviluppato.

 

Ecco il punto: quando padroneggi qualcosa, la sfida si abbassa. E con la sfida, sparisce il flow. Quello che senti come “noia” è spesso l’assenza di questo stato. Non sei annoiato del progetto in sé – forse – sei annoiato dell’assenza di sfida. 

 

La perdita di interesse che provi, in questo caso, non riguarda l’attività in sé — riguarda la mancanza di un livello di sfida adeguato alle tue capacità attuali.

 

È una distinzione piccola ma cambia tutto il modo in cui leggi la situazione.

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3. I cicli di interesse spiegano la perdita di interesse che provi

Barbara Sher, autrice e career counselor, ha descritto in Refuse to Choose! (2006) un profilo che ha chiamato Scanner: persone con cicli di interesse intensi ma relativamente brevi, che saltano da un campo all’altro con grande energia e altrettanta facilità nel perdere l’entusiasmo iniziale. 

 

Oggi queste persone noi le chiamiamo multipotenziale e la Sher ha dedicato una vita a studiarci 🙂

 

Non è una categoria clinica, ma un’osservazione pratica estremamente riconoscibile per chi si ritrova in questo schema.

 

Nella psicologia della personalità, questo profilo si sovrappone spesso al tratto Openness to Experience — uno dei cinque grandi tratti della personalità — che include curiosità intellettuale, apertura alle idee nuove e bisogno di varietà.

Chi ha alti livelli di questo tratto ha bisogno di stimoli diversificati per funzionare al meglio e se ti rispecchi in questa narrativa, beh, hai solamente questo tratto della personalità estremamente sviluppato.

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La perdita di interesse: una riflessione controintuitiva

Ti avevo promesso una riflessione che in qualche modo avrebbe cambiato le regole del gioco. Vediamola.

 

Molte (troppe) volte la noia, per una persona con attitudine multipotenziale, si trasforma in qualcosa di deleterio.

Non tanto per la noia in sé, ma per quello che nella nostra mente rappresenta — per come la abbiniamo alla narrativa sociale.

Ci vedremo come quella persona che non è riuscita a stare in un ruolo abbastanza a lungo. A differenza degli amici, a differenza di quello che vorrebbero i parenti, a differenza di quello che la società ci dice sarebbe opportuno. 

 

Ed è così che di nuovo ci sminuiamo, di nuovo viviamo la noia — la perdita di interesse — come una colpa.

Ma la noia non è altro che un passaggio fisiologico.

 

Una fase da cogliere nel nostro percorso, da guardare con distanza e chiedersi: perché sta accadendo? Certo, ci sono motivi fisiologici — ma stavo abitando davvero quel ruolo, quel compito, quel percorso? Quella vita mi raccontava davvero?

 

La noia è troppo spesso sottovalutata. E molto spesso non è un problema: è un’opportunità per rileggerci meglio.

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Dove iniziare, adesso?

In questo articolo ti ho spiegato perché la perdita di interesse non è una colpa, ma una risposta fisiologica del tuo sistema nervoso — tre meccanismi concreti che, se conosci, cambiano il modo in cui affronti questa fase.


La prossima volta che senti quella fiammella spegnersi, fermati un secondo. Non giudicarti. Chiediti cosa sta succedendo davvero.


Prova a rileggere la perdita di interesse e scrivimi nei commenti a quali considerazioni sei giunt*.


Grazie per aver letto fino a qui.
Ci leggiamo il prossimo articolo.

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Cosa dici, potrebbe darti una mano?

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