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Come fare Journaling quotidiano: 3 domande base da una pratica orientale che non conosci

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Come fare Journaling? Perché farlo? E prima ancora, cosa è a cosa serve? Se senti sulle tue spalle il peso della tua vita e senti di dover, sia fare chiarezza che svuotare la mente da pensieri insistenti, continua la lettura di questo articolo.

Oggi parliamo di una pratica che uso quotidianamente e che definire “anti-ansia” è riduttivo — perché se la abbini alle domande giuste, diventa qualcosa di molto più profondo di una moda web.


Sto parlando del journalin e di come farlo. Ma in una veste che forse non hai ancora sentito, perché oggi lo abbineremo a una filosofia riflessiva orientale che amo con tutto me stesso: il Naikan.


Continua a leggere perché ciò che racconteremo prottebbe cambiare le regole del gioco nella tua giornata tipo.

multipotenzialità e produttività

Ciao sono Dino! 

Sono passato in alcuni anni dall’essere un tecnico avviato ad una carriera di progettazione, a diventare un direttore artistico in grado di organizzare oltre 500 concerti, per poi trasformarmi di nuovo in quello che sono oggi.  Un marketer. Fino a quando vorrò.

multipotenzialità e produttività

Ciao sono Dino! 

Sono passato in alcuni anni dall’essere un tecnico avviato ad una carriera di progettazione, a diventare un direttore artistico in grado di organizzare oltre 500 concerti, per poi trasformarmi di nuovo in quello che sono oggi.  Un marketer e soprattutto un amichevole professore di quartiere. E si, anche un Life Coach.  Fino a quando vorrò.

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Cos’è il journaling, prima di tutto

Il journaling non è altro che la pratica regolare — idealmente quotidiana — di scrivere i propri pensieri su un foglio o un libricino. 

 

C’è chi lo fa a flusso di coscienza, chi ragiona su quello che è successo durante il giorno, chi scrive quello per cui è grato, chi lo usa per svuotare la testa.

 

Penso a Silente a Hogwarts: quella vasca in cui il vecchio professore estraeva dalla propria mente i ricordi che lo appesantivano.

 

Il journaling funziona così — togli i pensieri dalla testa, li metti su carta, e improvvisamente puoi guardarli da fuori.

 

È uno strumento potente perché da un singolo flusso di pensiero partono diramazioni. Ti permette di aprire riflessioni, entrare in contatto con il tuo sentire, esplorare a fondo quello che ti è successo e, in qualche modo, farne pace.

 

In qualche modo. E qui arriva il punto.

 

Il problema di fondo

Tutta la comunicazione nella quale siamo immersi ogni giorno è orientata all’io: quello che mi è successo, quello che mi hanno fatto, quello che subisco, quello contro cui devo combattere. 

 

Per carità — siamo i protagonisti della nostra storia, è giusto così.

 

Ma questo “io” costante, a lungo andare, ci fa perdere la visione d’insieme. Ci fa dimenticare quanto siamo parte di qualcosa di più grande, e che non possiamo essere davvero in pace con noi stessi se non siamo in pace con quello che ci circonda.

 

Ed è qui che arriva il Naikan.

 

Prima però prendiamoci un attimo per rispondere ad una domanda a cui mi capita di dover rispondere il più delle volte quando suggerisco di iniziare a praticare il Journaling.

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Da poco è attivo anche un canale telegram.
Si sta creando una community in cui chiacchierare, avere accesso a contenuti riservati e ad atività esclusive.


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Come si inizia a fare journaling?

Partiamo dalla cosa più pratica: Come si comincia?

 

Non ti serve niente di speciale. 

Un foglio, una penna, qualche minuto di silenzio.

 

Fare journaling ogni giorno non significa riempire pagine su pagine. 

 

Significa fermarsi — anche solo dieci minuti — e porsi le domande giuste. Il vero snodo in effetti sta prorio nella qualità stessa del punto di partenza. 

 

Fare Journaling ha senso nel momento in cui abbiamo la necessità di trovare un equilibrio che fuori non riusciamo a trovare e che dentro fatica a trovare lo spazio necessario per via del troppo caos che satura la nostra stessa esistenza.

Se dentro c’è troppo caos e fuori c’è troppo condizionamento, iniziaere a setacciare i pensieri con le riflessioni giuste èun ottimo modo per rimettere ordine.

 

Ecco, le domande giuste. Quali?

Riprendiamo il discorso sul Naikan.

 

 

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Le tre domande che cambiano la prospettiva

Il Naikan è una filosofia riflessiva orientale che ci invita a ragionare su quello che ci accade attraverso tre domande semplici, ma non banali. 

 

E soprattutto, mai banali sono le risposte che diamo.

Te le scrivo di seguito condite con una mini riflessione.

 

La prima: Cosa ho fatto io, oggi, per gli altri?

Una domanda che ci chiede di ragionare su quanto abbiamo contribuito, anche in piccolo, al benessere di chi ci circonda. 

 

Da una piccola azione, come una porta aperta alla signora Maria mentre la aspettiamo per entrare nel pianerottolo. Così come aver fatto un sorriso allo sconosciuto che abbiamo incrociato camminando.

 

Piccoli gesti. Ovviamente anche grandi se ci sono 🙂

 

La seconda: Cosa hanno fatto gli altri per me?

Quando siamo concentrati su quello che vogliamo, subiamo, desideriamo, spesso non ci accorgiamo di quanto le persone intorno a noi abbiano generato di positivo nella nostra giornata.

 

Quel sorriso in più, quella stretta di mano, quella parola giusta al momento giusto.

 

Il Naikan ci invita a fermarci su questo, e a renderci conto che non siamo soli — che siamo, spesso, più apprezzati di quanto pensiamo.

 

La terza: In che modo ho danneggiato gli altri, oggi?

Questa un poco fa male.

 

Piccola nota: il Naikan si ferma qui. Non ti chiede in che modo gli altri ti hanno danneggiato — e c’è una ragione precisa. Siamo cintura nera nel percepire quello che gli altri non fanno, quello che ci manca, quello in cui ci deludono. Ma non lo siamo altrettanto nel riconoscere quanto, in una singola giornata, noi abbiamo recato fastidio o danno a qualcuno.

 

Questa è la parte più scomoda, lo so.

 

Ma rendersi conto di aver fatto del male — anche involontariamente — non è un invito a sminuirsi. È un invito a riequilibrare. 

 

A ricordarsi che non siamo solo coloro che subiscono, ma anche coloro che impattano. Che esistiamo in una rete di relazioni, non in una bolla. E che questa consapevolezza, paradossalmente, ci rende più stabili.

 

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Per concludere

Il Naikan è parte fissa della mia quotidianità. Anche nei giorni in cui non ho tempo di scrivere, mi prendo comunque qualche minuto per rispondere mentalmente a quelle tre domande.


Se la terza ti spaventa — e capisco perché — parti dalle prime due e lasciala indietro. Arriverà da solo il momento in cui deciderai di affrontarla.


Le prime due comunque, sono già un ottimo antidoto al rancore, alla tristezza, alla sensazione di essere soli o di fare cose che non hanno senso.


Come fare journaling con il Naikan: da dove parti adesso


In questo articolo ti ho dato una pratica completa: come fare journaling abbinato alle tre domande del Naikan — uno strumento semplice, quotidiano, e più potente di quanto sembri. Applicabile da subito.


Non è una questione di tecnica. È una questione di intenzione. 


Anche solo dieci minuti al giorno bastano — e bastano ancora di più se sai le domande giuste da portarci dentro.


Prova ad applicare i suggerimenti che ti ho fornito e scrivimi nei commenti se ti sono stati utili. 


Grazie per aver letto fino a qui. Ci leggiamo al prossimo articolo.

Una Newsletter tutti i martedì per condividere suggerimenti. Un pezzettino in più di consapevolezza multipotenziale.


Cosa dici, potrebbe darti una mano?

Se ti va di investire 5 minuti di lettura per ripartire con le pile cariche, c’è LEGGERMENTE.

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