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Essere coerente con se stesso: 3 domande per capire se sei sulla strada sbagliata

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Essere coerenti con se stessi. Come riuscirci? E quando la coerenza diveta un limite piuttosto che un percorso autorealizzativo?

 

Oggi ragioniamo su un termine che sovente gode di immeritata stima da parte di chiunque.

 

Il termine è coerenza.

 

Se sei una lettrice o un lettore di questo blog, sai che spesso faccio riferimento alle coaching. E anche questa situazione non può fare differenza, perché uno degli ancoraggi più difficili da rimuovere per approdare a un progetto che ci renda davvero felici è legato all’idea di essere coerenti con se stessi.

 

O perlomeno a come tendiamo a deviare il significato del termine coerenza.

 

 

E allora ecco persone che, pur di portare avanti una scelta presa anni e anni prima, si ritrovano in una vita che non è la loro. Perché “sarebbe incoerente” cambiarla.

 

 

Vorrei però oggi riflettissimo su questo concetto.

 

 

Che cos’è davvero la coerenza? In che momento la coerenza diventa tossica? A che punto la coerenza cambia e diventa “altro”?

 

 

Tutti questi temi rappresentano uno dei più grandi crocevia che mi capita di riscontrare nelle coaching quando si parla di cambiamenti di vita.

 

 

Ecco. Per aiutarti a riflettere sul concetto di coerenza, oggi vorrei proporti tre domande con alcune riflessioni annesse. Ci arriviamo, iniziando dal chiarire alcuni concetti indispensabili.

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Ciao sono Dino! 

Sono passato in alcuni anni dall’essere un tecnico avviato ad una carriera di progettazione, a diventare un direttore artistico in grado di organizzare oltre 500 concerti, per poi trasformarmi di nuovo in quello che sono oggi.  Un marketer. Fino a quando vorrò.

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Ciao sono Dino! 

Sono passato in alcuni anni dall’essere un tecnico avviato ad una carriera di progettazione, a diventare un direttore artistico in grado di organizzare oltre 500 concerti, per poi trasformarmi di nuovo in quello che sono oggi.  Un marketer e soprattutto un amichevole professore di quartiere. E si, anche un Life Coach.  Fino a quando vorrò.

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Cosa vuol dire essere coerenti con se stessi?

Bella domanda. Ed è anche quella più sottovalutata di tutte, perché in pochi si fermano davvero a farsela.

 

Essere coerenti con se stessi non significa fare oggi quello che hai dichiarato di voler fare dieci anni fa. Non significa restare fedele a una versione di te che magari non esiste più, o che esiste solo nella testa di chi ti vuole in un certo modo.

 

Significa qualcosa di diverso. 
E di molto più scomodo.

 

Significa che quello che fai — le scelte che prendi, la vita che costruisci — è in linea con i tuoi valori autentici. Non con quelli che ti hanno insegnato. Non con quelli che ti aspetti di dover avere. I tuoi. Quelli che senti davvero.

 

Il problema è che la maggior parte delle volte, quando diciamo “devo essere coerente”, stiamo in realtà dicendo una cosa diversa: “devo essere fedele all’immagine che gli altri si aspettano da me”. O peggio: “devo giustificare le scelte che ho già fatto”.

 

come si comporta invece una persona realmente coerente?
Vediamolo.

 

Come si comporta una persona coerente?

La risposta più comune? Una persona coerente fa quello che dice. Mantiene gli impegni. Non cambia rotta.

 

Ma se la mettiamo così, stiamo descrivendo qualcuno di rigido.

 

Qualcuno che, pur di non sembrare contraddittorio, si porta addosso scelte che non sente più sue.

 

Una persona davvero coerente fa qualcosa di più complesso: si conosce. Sa cosa vuole. Sa cosa la muove. E quando le sue scelte non la rappresentano più, ha il coraggio di riconoscerlo — prima di tutto a se stessa.

 

 

Ecco allora la vera domanda ramificata verso la quale dobbiamo necessariamente fare chiarezza: coerente con cosa? Con le aspettative degli altri? Con le scelte del passato? O con i tuoi valori autentici, quelli che hai adesso?

 

In sostanza. Se a determinare la tua coerenza è la correlazione consapevole con chi sei in questo momento della tua vita, e agire di conseguenza, ne consegue che capire chi sei in questo momento sia la chiave per accedere ad una coerenza autentica e non tossica.

 

E come comprenderlo? Lo facciamo attraverso le domande che sto per porti in questo momento.

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Domanda 1: Quali sono le aspettative che senti di dover rispettare, e da dove provengono davvero?

Questa domanda ti mette di fronte a qualcosa di fondamentale: non tutte le aspettative che portiamo sono nostre.

 

Molte volte quello che chiamiamo “coerenza” è in realtà fedeltà a un’immagine che altri hanno costruito per noi. O che noi stessi abbiamo costruito per compiacere gli altri.

 

In psicologia si parla di introiezione: il processo attraverso cui incorporiamo valori, aspettative e norme esterne come se fossero nostre, senza mai averle davvero scelte consapevolmente. Invece di essere coerenti con se stessi, diventiamo fedeli a qualcosa che non ci appartiene.

 

Le persone che basano le proprie scelte su aspettative interiorizzate (ma non autentiche) sperimentano livelli significativamente più alti di insoddisfazione e ansia rispetto a chi agisce in base a valori genuinamente propri.

 

Quindi fermati un attimo. Quando pensi “devo essere coerente con…”, chiediti: con cosa, esattamente? E soprattutto: chi ha deciso che quella è la direzione giusta?

 

 

Domanda 2: Qual è la differenza tra tradire te stesso e semplicemente cambiare?

Questa è forse la domanda più difficile. Perché cambiare idea, cambiare direzione, cambiare vita viene spesso vissuto come un tradimento. Verso noi stessi, verso chi eravamo, verso chi ci aspettavamo di diventare.

 

Ma c’è una differenza enorme tra tradire te stesso e evolvere.

Tradire te stesso significa agire contro i tuoi valori fondamentali. Cambiare significa riconoscere che quei valori si sono evoluti. O che le scelte che avevi fatto in passato erano giuste per la persona che eri allora, ma non per la persona che sei oggi.

 

La psicologia dello sviluppo ci insegna che l’identità non è statica. È un processo continuo di costruzione e ricostruzione. Il concetto di identità narrativa – studiato da Dan McAdams e altri ricercatori – ci dice che noi costruiamo il senso di chi siamo attraverso le storie che raccontiamo su noi stessi. E quelle storie possono (e devono) cambiare.

 

Rimanere fedeli a una versione obsoleta di te stesso non vuol dire essere coerenti con se stessi. È irrigidimento.

 

Quindi chiediti: sto cambiando perché sto tradendo i miei valori? O sto cambiando perché i miei valori sono cambiati, e io sto semplicemente seguendo quella trasformazione?

 

Domanda 3: Cosa potrebbe emergere se smettessi di difendere le tue scelte passate e iniziassi semplicemente a osservarle?

Questa domanda ti chiede di fare un passo indietro. Di smettere di essere l’avvocato difensore delle tue scelte e diventare semplicemente l’osservatore.

 

Perché molto spesso la coerenza diventa tossica nel momento in cui ci obbliga a difendere le nostre scelte invece che a comprenderle.

“Ho scelto questa strada, quindi devo portarla avanti.”

“Ho investito anni in questo, quindi non posso mollare.”

 

Questo fenomeno in psicologia si chiama sunk cost fallacy (fallacia dei costi irrecuperabili): continuiamo a investire tempo, energia, vita in qualcosa solo perché abbiamo già investito tanto in passato.

 

Anche quando sappiamo che non funziona più. Lo facciamo quando sentiramo di dover “giustificare” investimenti passati, anche a costo del proprio benessere futuro.

 

Ma se smettessi di difendere? Se semplicemente osservassi le tue scelte passate con curiosità invece che con giudizio?

 

Forse scopriresti che alcune di quelle scelte erano giuste allora, ma non lo sono più ora. E va bene così. Non devi difenderle. Devi solo riconoscerle per quello che erano: passi di un percorso. Non destinazioni finali.

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Essere coerenti con se stessi: da dove partire

Se anche tu senti il grande cappello della coerenza come un peso piuttosto che una liberazione – perché è proprio questo il punto: essere coerenti con se stessi deve portare liberazione, non oppressione verso noi stessi, verso la nostra vita – se anche tu sei in questa condizione, prova a rispondere a queste domande.

 

Con carta e penna. Prenditi il tempo per scrivere. E il tempo per riflettere. Non per darti risposte preconfezionate, ma per aiutarti a guardare la tua vita da un’angolazione diversa.

 

Perché essere coerenti con se stessi non è un punto di arrivo. È una pratica. Qualcosa che si allena ogni giorno, anche in piccolo. Una scelta alla volta.

 

Prova ad applicare i suggerimenti che ti ho fornito e scrivimi nei commenti se ti sono stati utili. E se hai bisogno, prenota una call gratuita.

 

Grazie per aver letto fino a qui. Ci leggiamo il prossimo articolo.

 

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