Sentirsi fuori posto: 3 segnali inconsueti che la tua vita non è la vita che vuoi

Sentirsi fuori posto nella propria vita è più comune di quanto si pensi. Sarà perché siamo portati a non cercare noi stessi ma “il risultato”, sarà perché esiste sempre e comunque possibilità di errore. Sarà per vari motivi. Però succede e se ne deve parlare.

 

Negli ultimi mesi abbiamo parlato di tanti temi diversi in questo spazio. 

 

E forse è anche perché arrivo dal periodo di fine anno – quando la maggior parte delle call di coaching si è concentrata su riflessioni profonde – che sono particolarmente sensibile al discorso di oggi.

 

La stragrande maggioranza delle persone con cui ho parlato negli ultimi due mesi ha realizzato, in modo più o meno definitivo, di sentirsi fuori posto rispetto alla vita che desiderava. 

 

Una vita che avrebbero voluto in un certo modo, e che invece è diventata altro.

 

Ne parliamo in questo articolo. Leggilo fino alla fine perché ti mostrerò tre segnali precisi che ti dicono quando sei sfasato rispetto alla tua vita, e soprattutto cosa fare quando li riconosci.

 

Siamo pronti? Partiamo.

multipotenzialità e produttività

Ciao sono Dino! 

Sono passato in alcuni anni dall’essere un tecnico avviato ad una carriera di progettazione, a diventare un direttore artistico in grado di organizzare oltre 500 concerti, per poi trasformarmi di nuovo in quello che sono oggi.  Un marketer. Fino a quando vorrò.

multipotenzialità e produttività

Ciao sono Dino! 

Sono passato in alcuni anni dall’essere un tecnico avviato ad una carriera di progettazione, a diventare un direttore artistico in grado di organizzare oltre 500 concerti, per poi trasformarmi di nuovo in quello che sono oggi.  Un marketer e soprattutto un amichevole professore di quartiere. E si, anche un Life Coach.  Fino a quando vorrò.

Cosa significa sentirsi fuori posto?

Sia chiaro: non è una novità. Succede a tutti.

 

Le scelte che facciamo raramente sono davvero nostre. O meglio, lo sono – tecnicamente le facciamo noi – ma sono figlie delle circostanze. Scelte che dobbiamo fare non perché vogliamo, ma perché tocca. Oppure scelte che in passato erano davvero nostre, ma che oggi non ci rappresentano più.

 

Sentirsi fuori posto significa vivere una frattura tra chi sei e la vita che stai vivendo. Non è solo insoddisfazione passeggera o stanchezza momentanea. È quella sensazione persistente che qualcosa non quadra, che stai camminando su un sentiero che non ti appartiene.

 

Gli psicologi parlano di “dissonanza esistenziale”: quando i tuoi valori profondi, i tuoi bisogni autentici e le tue azioni quotidiane vanno in direzioni opposte. Succede quando costruisci una vita che sulla carta funziona, ma che dentro ti lascia vuoto.

 

Insomma, per qualche motivo può succedere che ci ritroviamo in un percorso che non è quello che avevamo in mente.

 

E quello che voglio fare oggi è condividere con te tre indicatori che ci dicono che siamo sfasati rispetto alla nostra vita e che spesso riscontro nelle coaching. 

 

Tre segnali che, quantomeno, dovrebbero farci fermare a riflettere.

 

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I 3 segnali che sei fuori posto e che stai vivendo una vita sbagliata.

Questi segnali non sono casuali. Sono manifestazioni concrete di un disagio che chiede di essere ascoltato. Vediamoli insieme.

 

Segnale 1: Menti quando ti chiedono “come va?”

Lo fai perché la verità richiederebbe di ammettere qualcosa che non sei pronto a dire ad alta voce.

 

“Come va?” è una delle domande più comuni e banali che ci vengono fatte. E la risposta automatica è sempre la stessa: “Bene, tutto bene.”

 

Ma dentro sai che non è vero. Sai che se dovessi rispondere come quella vocina vorrebbe rispondere, dovresti dire che ti senti così così, che non sai bene cosa, ma quel qualcosa stona, che ogni giorno è un peso.

 

Solo dirlo significherebbe ammetterlo a te stesso. E ammetterlo significherebbe boh…cosa significherebbe(?)…anche capire cosa significherebbe è complesso.

 

Quindi menti. E ogni volta che menti, ti allontani un po’ di più da chi sei davvero.

 

 

Segnale 2: Ti senti più te stesso quando sei da solo

Perché con gli altri devi recitare il ruolo della persona che hai dovuto costruire. Da solo puoi respirare.

 

Quando sei con altre persone – colleghi, amici, famiglia – devi indossare una maschera. Quella della persona che ha la vita sotto controllo, che sa cosa sta facendo, che è “a posto”. O che perlomeno vuole tenersi per se tutti i suoi pensieri.

 

Perché in fondo, gli altri non mi capirebbero.

Ma quella persona non sei tu. È solo il personaggio che hai costruito per sopravvivere in questa vita che non ti appartiene. E recitare quel ruolo è estenuante.

 

Ecco perché quando sei da solo, finalmente, ti senti libero. Puoi toglierti la maschera. Puoi essere te stesso, anche se quel te stesso è confuso, perso, arrabbiato. Almeno è autentico.

 

 

Segnale 3: Hai smesso di fare progetti a lungo termine

Perché ogni volta che lo fai, la realtà te li smonta. Meglio non sperare che deludere te stesso.

 

Un tempo facevi progetti. “Tra due anni voglio fare questo.” “Tra cinque anni sarò lì.” Ma poi la vita ti ha insegnato che quei progetti non si realizzano mai. Che la realtà ha sempre altri piani per te. E così, un po’ alla volta, hai smesso di progettare.

 

Hai smesso di immaginare un futuro diverso. Non perché non lo desideri, ma perché sperare fa troppo male. Ogni progetto fallito è una ferita. Ogni sogno non realizzato è una delusione.

 

Quindi hai scelto la strategia più semplice: non sognare più. Vivere giorno per giorno. Sopravvivere, non vivere.

 

C’è una cosa importante da dire ora.
Una persona che vive una vita che non sente sua, che vive in un modo che non la rappresenta e che la fa sentire – perché no – a disagio, spesso ha la tendenza a sentirsi “inferiore”. Ha senso parlarne un secondo.

 

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Come si comporta una persona che si sente inferiore?

Quando ti senti fuori posto nella tua vita, spesso sviluppi comportamenti che nascondono una profonda insicurezza. Non è debolezza, è un meccanismo di protezione che si attiva automaticamente.

 

  • Una persona che si sente inferiore tende a minimizzare i propri successi e amplificare i propri errori. 
  • Confronta costantemente la propria vita con quella degli altri, e puntualmente esce perdente da questo confronto. 
  • Evita situazioni nuove per paura di fallire, oppure si getta a capofitto in mille attività per dimostrare il proprio valore.

Il comportamento più comune? L’ipercompensazione

Diventi il primo ad arrivare e l’ultimo ad andartene dal lavoro. Dici sempre di sì. Non chiedi mai aiuto. Ti carichi di responsabilità che non ti competono. Tutto per dimostrare che vali, che meriti di stare lì.

Ma sotto c’è la convinzione opposta: che non sei abbastanza. Che prima o poi scopriranno che stai recitando. Che non meriti quella vita, quel lavoro, quella relazione.

 

Questo atteggiamento si intreccia perfettamente con i tre segnali di cui abbiamo parlato. Quando menti sul “come va?”, quando ti senti autentico solo da solo, quando smetti di progettare il futuro – stai comunicando a te stesso che non meriti di più.

 

Se ti ritrovi in questa descrizione, rifletti sul fatto che i tuoi sentimenti di disagio, potrebbero essere solo ed esclusivamente la conseguenza di vivere una vita che non racconta nulla di te e dove non ti senti adeguatamente nel tuo posto.

 

Detto questo, ora vorrei spendere due parole su quanto può essere deleterio vivere costantemente fuori posto, parlando di una conseguenza che spesso deriva dal vivere una vita completamente sfasata rispetto ai propri valori.

 

Facendo un disclaimer: in determinati casi cercare l’aiuto di un professionista che ci aiuti a leggere i segnali e ad affrontarli è la soluzione logica, plausibile ed auspicabile. E questo articolo non vuole minimamente sostituirsi ad un professionista della salute.

PArliamo di Crollo emotivo.

Come capire se si ha un crollo emotivo?

È importante distinguere: sentirsi fuori posto rispetto alla propria vita non porta automaticamente un crollo emotivo. Sono due cose distinti, ma che possono sovrapporsi.

I segnali di cui abbiamo parlato indicano un disallineamento cronico tra te e la tua vita. 

Succede nel tempo, gradualmente. Ti abitui. È come una febbre bassa che dura mesi: fastidiosa, ma gestibile.

 

Un crollo emotivo invece è acuto. Arriva quando il sistema va in sovraccarico. Succede quando ignori troppo a lungo questi segnali di sfasamento.

 

Come riconoscerlo?

Cambiamenti improvvisi e significativi: non riesci più a dormire o dormi troppo, perdi interesse anche per le cose che ti piacevano, provi ansia o attacchi di panico, hai difficoltà a concentrarti anche su compiti semplici, ti viene da piangere senza motivo apparente.

 

La differenza chiave è l’intensità e la rapidità. 

  • Sentirsi fuori posto è una condizione che si stabilizza nel tempo. 
  • Un crollo emotivo è quando quella condizione diventa insostenibile e il corpo dice basta.

Te lo ripeto: questo articolo non vuole minimamente sostituirsi ad un professionista della salute e non prendere queste parole come una guida. Al massimo utilizza queste informazioni per iniziare a porti le domande giuste.

 

Se riconosci i tre segnali che abbiamo visto, sei ancora in tempo per intervenire prima che la situazione precipiti. 

E questo ci porta alla domanda successiva.

 

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Cosa fare quando ti senti fuori posto nella tua vita?

Che dire… Ti ci rivedi in queste riflessioni?

 

Se sì, prendi in considerazione di non ignorarle. Se c’è una cosa che ho imparato nel corso del tempo, nelle sdentate prese durante la mia vita prima, e aiutando altri come coach successivamente, è che ignorare non è mai una mossa vincente.

 

E no, nemmeno “affrontare” è talvolta la soluzione: ma accogliere e poi agire (e agire non è sinonimo di affrontare) sono un’arma fin troppo sottovalutata e che fa sempre, sempre, sempre, la differenza.

 

Cosa significa in pratica?

 

Accogliere vuol dire fermarti e dare nome a quello che senti. Non giudicarlo, non minimizzarlo. Se ti senti fuori posto, riconoscilo. Se menti quando ti chiedono come va, ammettilo. Se hai smesso di sognare, osservalo senza colpevolizzarti.

 

Agire non significa stravolgere tutto domani mattina. Significa fare un passo alla volta verso una vita più allineata con chi sei. Può essere una conversazione onesta. Può essere dire no a qualcosa che non ti appartiene. Può essere ricominciare a immaginare un futuro, anche solo a piccoli pezzi.

 

L’errore più grande è aspettare il momento perfetto o la soluzione totale. Non arriveranno. La vita che vuoi la costruisci passo dopo passo, partendo dal riconoscere dove sei ora.

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SEI IN DIFFICOLTÁ?

I tuoi molteplici interessi ti stanno mettendo in scacco e ti hanno impedito di crearti un percorso lavorativo chiaro ed appagante? Se ti va ho pensato di aprire questo spazio sicuro. Un modo per fare due parole e darsi una pacca sulla spalla a vicenda. Ovviamente non costa nulla.

Sentirsi fuori posto: come iniziare?

Sentirsi fuori posto nella propria vita: come iniziare a cambiare le cose?

 

In questo articolo ti ho dato tre segnali concreti per riconoscere quando sei sfasato rispetto alla vita che desideri. Ti ho mostrato che accogliere e agire sono le chiavi per uscirne. Applicabile da subito.

 

Non devi stravolgere tutto domani. Ma devi smettere di ignorare quella vocina che ti dice che qualcosa non va. Devi smettere di mentire quando ti chiedono come va. Devi permetterti di sognare di nuovo, anche se fa paura.

 

La vita che desideri è possibile. Ma solo se smetti di recitare in quella che non ti appartiene.

 

Prova ad applicare i suggerimenti che ti ho fornito e scrivimi nei commenti se ti sono stati utili. 

 

Grazie per aver letto fino a qui. 

Ci leggiamo il prossimo articolo.

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