Prendere il controllo della tua vita: 3 domande per ridefinire il locus of control
Prendere il controllo dellla propia Vita. Questo l’obiettivo. Obiettivo parziale sia chiaro, perché prendere il controllo della propria vita è qualcosa di diverso da quello che forse ci aspetteremmo, sia per cosa significa sia per cosa comporta. E si, capirlo fa drasticamente la differenza.
Quante volte ti sei sentit* in balia degli eventi?
Come se la tua vita fosse una macchina guidata da qualcun altro, mentre tu stai sedut* sul sedile del passeggero a guardare il paesaggio che scorre.
Ci sono parecchie cose da dire su questa sensazione, su come la percepiamo e su quello che davvero significa.
Ne parliamo in questo articolo.
Leggilo fino alla fine perché scoprirai tre domande che possono cambiare completamente il modo in cui leggi la tua vita e le tue scelte.
Ciao sono Dino!
Sono passato in alcuni anni dall’essere un tecnico avviato ad una carriera di progettazione, a diventare un direttore artistico in grado di organizzare oltre 500 concerti, per poi trasformarmi di nuovo in quello che sono oggi. Un marketer. Fino a quando vorrò.
Ciao sono Dino!
Sono passato in alcuni anni dall’essere un tecnico avviato ad una carriera di progettazione, a diventare un direttore artistico in grado di organizzare oltre 500 concerti, per poi trasformarmi di nuovo in quello che sono oggi. Un marketer e soprattutto un amichevole professore di quartiere. E si, anche un Life Coach. Fino a quando vorrò.
Prendere il controllo della propria vita: perché è così difficile?
Che la vita ci condizioni è un dato di fatto. Situazioni che in qualche modo influenzano il corso dei nostri eventi. Lo sappiamo, ne siamo consapevoli.
Oggi siamo in un luogo che è il risultato di azioni compiute nel nostro passato e di accadimenti che si sono intrecciati.
Quello che però spesso ignoriamo è che in tutto questo noi non siamo dei burattini. Che l’esterno ci condiziona sì, ma che non percepiamo quanto siamo noi a condizionare i fatti che ci accadono. Anche quando non pensiamo sia così.
E non ci rendiamo conto che in realtà l’unica cosa davvero sfavorevole in una situazione sfavorevole è il nostro punto di vista poco favorevole. Le nostre chiavi di lettura sfalsate e limitanti.
Perché perdiamo il controllo della nostra vita?
Gli psicologi hanno dato un nome a questo fenomeno: si chiama “locus of control esterno”. In pratica, è la tendenza ad attribuire all’esterno la responsabilità di ciò che ci accade. Gli altri, il caso, le circostanze.
Funziona così: più attribuiamo a fattori esterni il controllo della nostra esistenza, meno ci sentiamo in grado di prendere decisioni e agire. È un circolo vizioso.
Il punto è che quando ci autolimitiamo, quando ci autocondizioniamo, quando ignoriamo di avere il volante in mano e di poter scegliere buona parte della direzione, lo facciamo senza accorgercene.
Non ci rendiamo davvero conto di lasciare agli altri il controllo. Siamo convinti che le nostre chiavi di lettura siano normali. E siano giuste così.
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Cosa vuol dire avere il controllo della propria vita?
Questa è prima domanda sconvolgente nonostante sembrerebbe la più scontata.
E quello che ci terrei a dire subito per rompere il ghiaccio e andare dritto al punto è che, avere il controllo della propria vita significa, prima di tutto, comprendere che non abbiamo mai davvero il controllo della nostra vita, di ciò che accade, di come evolveranno gli eventi, di come la nostra vita cambierà.
Questo nonostante infinite azioni e condizionamenti attueremo per ottenere un determinato obiettivo.
Non siamo gli artefici del nostro destino al 100%. L’idea di controllo è sempre un illusione. Ecco perché mi ritrovo spesso a parlare di apparenza di controllo.
Chiarito questo, va altrettanto chiarito che, anche non avendo un controllo totale, le nostre azioni hanno comunque l’incredibile potere di condizionare. Condizionare gli eventi, deviarli, renderli statisticamente più plausibili e probabili.
In sostanza. Non abbiamo il controllo. Abbiamo però il potere di condizionare.
Ecco però il punto. Sono consapevole di questo potere? O al contrario sono convinto di non avere nemmeno quello? Di essere vittima del sistema, delle altre persone, di scelte che non ho preso io, del capo, del collega e via dicendo?
Se così fosse, quello che faremo ora è provare ad andare oltre e cambiare prospettiva. Ne parliamo nel prossimo paragrafo
Tre domande per smettere di essere parte del problema
Quello che mi piacerebbe fare oggi è provare a suggerirti tre domande sulle quali ragionare. Domande che ti possono aiutare a rompere questo meccanismo.
Perché se c’è una cosa che emerge sempre nelle coaching è questa: quando ci autolimitiamo, quando ci autocondizioniamo, quando ignoriamo di avere il volante in mano e di poter scegliere buona parte della direzione, lo facciamo senza accorgercene.
Ecco, le tre domande che ti suggerisco oggi hanno questo compito: aiutarti a capire se le tue chiavi di lettura sono sensate, o se puoi in qualche modo intravedere – nel tuo modo di raccontarti – che non sei consapevole di avere davvero il volante in mano. E che tu puoi creare le tue opportunità.
Iniziamo con le domande
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Domanda 1: Se potessi cambiare una sola cosa oggi, quale sarebbe?
Questa domanda sembra semplice, ma ti costringe a guardarti dentro.
Perché esistono sempre delle piccole azioni che tutti i giorni puoi compiere. Sempre. Questo è un mantra.
Se ti stai dicendo che quelle azioni non esistono, se stai trovando scuse per ogni possibile azione, allora il problema non è la tua vita. È il modo in cui la stai leggendo.
Esistono sempre azioni che ti possono portare altrove. La domanda è: le stai vedendo? O stai guardando solo quello che non puoi controllare?
Se rispondi “niente, non posso cambiare niente”, fermati. Perché quella risposta non è la realtà. È solo la tua chiave di lettura in questo momento. E le chiavi di lettura si possono cambiare.
Domanda 2: Se dovessi spiegare a qualcuno la tua situazione senza parlare degli altri, cosa diresti?
Questa è potente.
Prova a raccontare la tua situazione senza tirare in ballo nessun altro. Senza dire “è colpa di…”, “se solo lui/lei…”, “il mio capo…”, “la mia famiglia…”.
Quali sono le parole che usi per raccontarti? Ascoltiamole attentamente. Che cosa intravedi?
Ti dai costantemente attenuanti? Racconti costantemente che qualcosa nella tua vita non quadra per motivi esterni? O riesci a isolare elementi narrativi dove esisti tu? Dove ci sono le tue scelte, le tue azioni, la tua volontà?
Perché se non riesci a farlo, di nuovo: il problema non è la tua vita. Sono le tue chiavi di lettura.
E finché continui a raccontarti che il problema è fuori, non userai mai il volante che hai in mano.
Domanda 3: Cosa stai aspettando per permetterti di essere felice?
Questa domanda ti fa capire una cosa fondamentale: quello che stai aspettando dipende da te o dall’esterno?
Stai aspettando che qualcuno cambi? Che una situazione si risolva da sola? Che arrivi il momento giusto? Che le stelle si allineino?
O stai aspettando di darti il permesso?
Perché se stai aspettando qualcosa che dipende dall’esterno, stai delegando la tua felicità a fattori che non controlli. E fintanto che lo fai, non sarai mai davvero protagonista della tua vita.
Ma se quello che stai aspettando è un tuo permesso – beh, quello puoi dartelo oggi. Adesso. In questo momento.
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Si sta creando una community in cui chiacchierare, avere accesso a contenuti riservati e ad atività esclusive.
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Come smettere di dare la colpa agli altri quindi?
Il primo passo è riconoscere quando lo stai facendo.
Ogni volta che ti sorprendi a pensare “se solo…”, “è colpa di…”, “non posso perché…”, fermati. Chiediti: qual è la parte che dipende da me in questa situazione?
Non si tratta di negare che le circostanze esterne esistano. Esistono eccome. Ma esiste sempre una componente che dipende da te: il tuo atteggiamento, la tua risposta, la tua scelta di agire o non agire.
Smettere di dare la colpa agli altri significa accettare che tu sei l’unico responsabile del modo in cui affronti le avversità ad esempio. Non delle avversità stesse, ma di come le affronti.
E si, che hai nelle tue corde la possibilità di incidere parzialmente sul tuo percorso. E parzialmente è una percentuale troppo sensibile per essere scartata.
Cosa significa assumersi la responsabilità delle proprie scelte?
Di contro, assumersi la responsabilità non significa sentirsi in colpa per tutto ciò che va storto.
Significa riconoscere che ogni scelta che fai – anche la scelta di non scegliere – ha delle conseguenze. E che quelle conseguenze ricadono su di te.
Gli psicologi la chiamano “agency”: la capacità di agire intenzionalmente e di riconoscersi come autore delle proprie azioni.
Quando assumi la responsabilità delle tue scelte, smetti di essere vittima. Diventi protagonista.
E prendere il controllo della propria vita parte esattamente da qui: dal momento in cui smetti di aspettare che qualcun altro risolva i tuoi problemi e inizi a chiederti “cosa posso fare io, adesso, con quello che ho?”.
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SEI IN DIFFICOLTÁ?
I tuoi molteplici interessi ti stanno mettendo in scacco e ti hanno impedito di crearti un percorso lavorativo chiaro ed appagante? Se ti va ho pensato di aprire questo spazio sicuro. Un modo per fare due parole e darsi una pacca sulla spalla a vicenda. Ovviamente non costa nulla.
Come riprendere il controllo della propria vita?
Eccoci arrivati in fondo.
Come riprendere in mano il tutto, come abbracciare l’incertezza, deresponsabilizzare gli altri e le situazioni e attuare ciò che possiamo attuari.
Rifletti su queste tre domande. Prenditi il tempo di rispondere davvero, non solo a parole.
Perché il primo passo per smettere di essere parte del problema – o meglio, per diventare parte della soluzione – è accorgersi di avere il volante in mano.
E una volta che te ne accorgi, tutto può cambiare.
In questo articolo ti ho dato tre domande potenti per capire se stai davvero usando il volante che hai in mano, o se lo hai lasciato ad altri.
Applicabile da subito.
Non serve stravolgere tutto. Serve iniziare a notare. A scegliere. Ad agire.
Prova ad applicare i suggerimenti che ti ho fornito e scrivimi nei commenti se ti sono stati utili.
Grazie per aver letto fino a qui.
Ci leggiamo il prossimo articolo.
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